Castiglione Messer Marino

CENNI STORICI SULLA CHIESA DI “S.MARIA DELLE GRAZIE”

Sorta come oratorio nel XIV secolo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie fu restaurata, ampliata e decorata nel 1533 da due pii sacerdoti, grazie allemosine del popolo. Nel 1580, a spese del Comune e di altri benefattori, venne costruito il complesso conventuale attiguo alla chiesa e destinato ad accogliere i Padri Cappuccini, che però ne furono estromessi nel 1799, con l’instaurazione della repubblica partenopea. Il con-
vento fu di lì a poco soppresso e confiscato sulla base del vigente ordinamento murattiani del 1809, ma nel 1812 fu riattivato. Vi si insediarono i Padri Mannarini, che avevano dovuto abbandonare Frosolone nel 1805 per il crollo della propria sede annessa alla chiesa di S. Angelo a seguito del noto e devastante sisma del 26 luglio. Soppresso nuovamente nel 1867, il monastero venne ceduto, con il giardino adiacente, alla Congregazione di Carità, autorizzata con regio decreto del Prefetto della Provincia di Campobasso in data 17 Novembre 1910.

Davanti alla facciata della chiesa vi è una croce calcarea con le tre parti terminali formate da altrettanti semicerchi e poggiata su di un capitello che ricalca lo stile bizantino, adagiato a sua volta su una colonna ferma su una base rettangolare.
Lo stile della facciata della Chiesa è tra il rinascimentale e il barocco.
L’altare maggiore di legno, risalente al 1600, si caratterizza per l’efficace composizione delle raffigurazioni di santi in una struttura monumentale a modulo triangolare. I cinque pannelli del livello inferiore si riducono a tre nel mediano e ad uno sulla cimosa, disponendo sull’asse centrale la sequenza Padreterno, Arcangelo Michele e Madonna col Bambino (la Madonna delle Grazie con in braccio il Bambino cui porge al seno mentre ai suoi piedi i Risorti ne implorano l’intercessione). Sui due livelli degli ascendenti laterali vi sono figure isolate di santi e sui margini del livello inferiore gruppi di altri santi. Fra questo e il mediano è raffigurato Gesù con gli Apostoli. Il tutto è connesso da una carpenteria intagliata, intarsiata e dipinta, ritmata dai piastrini divisori e dalle cornici trasversali.
Sempre all’interno della Chiesa si possono ammirare stupendi dipinti di santi, nonché statue di un certo valore, come quelle di San Felice da Cantalice, di San Giuseppe Calasanzio, San Matteo e Sant’Antonio Abate, quest’ultimo molto venerato, la cui ricorrenza viene solennemente celebrata con intenso fervore religioso il 17 gennaio di ogni anno.
 


 
Santuario di Santa Maria del Monte

L’archivio pastorale di Castiglione Messer Marino conserva un documento senza data dal titolo “Notizie sul convento di Santa Maria del Monte”. In esso si legge: “ In tempo antico, essendo sorta una setta di eretici chiamati iconoclasti, allo scopo di distruggere le immagini della Santissima Vergine, i fedeli nascosero quelle ad essi più care in luoghi deserti”. A Castiglione esisteva una statua miracolosa della Santissima Vergine del Monte che per essere salvata dalla ferocia degli eretici iconoclasti, fu nascosta in una caverna sita nel bosco della montagna in confine di Roio. Battuti dall’esercito pontificio gli eretici, le immagini nascoste, dopo molti anni, si rivelarono per mezzo di miracoli. Un miracolo fu quello avvenuto sulla montagna castiglionese dove una pastorella muta iniziò improvvisamente a parlare, portando personalmente la notizia al nostro parroco, che in processione andsulmonte e ritrovò la statua miracolosa che era stata nascosta. Fu allora anche dai credente dei paesi vicini iniziarono ad essere offerti donativi in contanti ed in terreni, tanto da essere sufficienti non solo a fabbricare colà una chiesa, ma anche ad edificare un convento, poi abitato dai Frati Francescani che vi istituirono lo studio della filosofia per i giovani frati.

 

 
Tale convento di Monaci possidenti esistette fino all’occupazione francese in Italia (nel 1806), in cui venne decretata l’abolizione dei possidenti ed i beni passarono al demanio. Cacciati via i Padri conventuali, arrivarono i Padri riformati che vivono di elemosine.
Il sindaco dell’epoca propose all’Intendente di Chieti l’abbattimento del convento sostenendo la falsa accusa che quivi si alimentavano i briganti. Furono cacciati i Frati e venduti all’asta i beni. L’ultimo frate fu Padre Bonaventura di Roio.
Don Eliodoro Lonzi comprò all’asta i beni dei Frati e si recò nel Convento con 20 vetture per caricare il mobilio. Saputo questo una banda di briganti, capitanata da un tal Sebastiano di Casalanguida, sequestrò Don Eliodoro e lo uccise dove oggi è fissata la Croce Roio. Quindi per confessare il misfatto chiamò Padre Bonaventura, che si ritirò in sua patria dove morì nel 1820.
 
 
Chiesa Parrocchiale
San Michele Arcangelo
 
Chiesa San Rocco
 
Campanile Chiesa
Sant'Antonio